
Grotta Corbeddu
“Verso la fine dell’Ottocento, un bandito scelse come rifugio una cavità del Supramonte, nella valle di Lanaittu. Grazia ...”
L'Anima del Posto
Verso la fine dell’Ottocento, un bandito scelse come rifugio una cavità del Supramonte, nella valle di Lanaittu. Grazia Deledda, premio Nobel, la rese celebre nel romanzo *L’Edera*. Oggi quella grotta porta il suo nome: Grotta Corbeddu. Lunga 130 metri, si articola in tre sale. Entri nel primo ambiente: ampio, asciutto, illuminato da una luce fioca. Qui visse Giovanni Corbeddu Salis. Attraversi un corridoio e raggiungi la seconda sala. Gli scavi hanno portato alla luce reperti del Mesolitico e del Neolitico antico, ma soprattutto un osso temporale e una mascella dello stesso individuo, datati 13.500 anni fa. Più di recente, è stata rinvenuta la falange di una mano, risalente a 20 mila anni fa: sono i più antichi resti umani mai scoperti su un’isola mediterranea. Gli studi dimostrano che questi resti sono diversi da quelli di altre popolazioni europee coeve. Per arrivarci, da Oliena imbocchi via Mannironi e la Provinciale 46 verso Dorgali. Dopo qualche chilometro, giri a destra per la sorgente Su Gologone; poco dopo, un altro bivio a destra ti porta nella valle di Lanaittu. Qui, il mistero della preistoria sarda si tocca con le mani.



