Borghi
267 luoghi di borghi medievali, paesi storici e centri storici in Italia, selezionati fuori dai circuiti turistici.
I Migliori Borghi in Italia

Sardegna · Posada
Posada
A metà strada tra Nuoro e la costa orientale, Posada si arrampica su un colle calcareo nella Baronia. Tremila abitanti, un castello in cima. Sotto, la valle del rio Posada scende verso il mare: in kayak risali il fiume fino al lago di Maccheronis, con gli itinerari in mountain bike che si perdono verso il Montalbo. Il borgo è dentro il Parco di Tepilora, una delle aree verdi più estese della Sardegna: foreste, sorgenti, lagune. Sulla costa, lo stagno di San Giovanni accoglie fenicotteri rosa e cavalieri d'Italia, accanto alla spiaggia premiata con le Cinque Vele blu. Le frazioni di San Giovanni, ricostruita negli anni '70 come villaggio vacanze, e le spiagge di Su Tiriarzu, Iscraios, Orvile completano il quadro. Il centro storico è un gomitolo di vicoli con murales, su cui domina il castello medievale.

Sardegna · Arzachena
Porto Cervo
Poche centinaia di residenti fissi, ma d’estate le banchine si riempiono di panfili, yacht e facce note del cinema e della televisione. In piazzetta, lo shopping si fa gomito a gomito con i divi. Il borgo è cresciuto attorno a un’insenatura naturale che, guardandola, ricorda un cervo. Il porto vecchio risale agli anni Sessanta del XX secolo, quando il principe Karim Aga Khan IV, colpito dalla costa, acquistò le terre di Gallura e, insieme allo scenografo francese Jacques Couelle e ad alcuni architetti italiani, avviò il progetto. Negli anni Ottanta partirono i lavori per il nuovo porto turistico: oggi è tra i più grandi e attrezzati del Mediterraneo, con 700 posti-barca e la Bandiera Blu della Fee per qualità delle acque e sostenibilità. Qui ha sede l’Yacht club Costa Smeralda, che organizza regate veliche internazionali. Camminando sulle banchine, vedi ormeggiate le imbarcazioni dei ricchi. Ogni giorno è un alternarsi di feste, mondanità, eventi sportivi, soprattutto golf. Un borgo che non promette vacanze: le esibisce.

Sardegna · Iglesias
Iglesias
Il nome della città ha generato quello di un intero territorio, l’Iglesiente, e in spagnolo significa ‘chiese’. Non è un caso: qui, durante il dominio catalano-aragonese, Iglesias era città regia, e ancora oggi la Settimana Santa si celebra con processioni dei Misteri il martedì e il venerdì santi, in forme e colori di chiara tradizione iberica. Entri nella cattedrale di Santa Chiara (XIII secolo), poi nella chiesa di San Francesco, una delle architetture gotico-catalane più intatte della Sardegna, dove un retablo del 1560 ti fissa da secoli. Poco fuori, i ruderi di San Salvatore, uno dei pochi edifici cruciformi bizantini (IX-XI secolo), raccontano un’altra stratificazione. Da qui parte il cammino minerario di Santa Barbara: 400 chilometri in 24 tappe, a piedi o in mountain bike. Le miniere sono state per oltre un secolo, sin oltre la metà del XX, la ricchezza dell’Iglesiente. Oggi sono patrimonio del parco Geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Sali le scale del museo dell’Arte Mineraria, ospitato nell’istituto ‘Asproni’, palazzo liberty di inizio Novecento, e osservi minerali, plastici e macchine originali. Poi scendi nelle viscere di Monteponi, uno dei più importanti impianti estrattivi d’Italia, o percorri le gallerie di Nebida, tra pozzi e case dei minatori che nel 1910 ospitavano tremila persone – oggi villaggio fantasma. A Masua, Porto Flavia ti sospende a metà di una parete rocciosa: una galleria di 600 metri a strapiombo sul mare, che permetteva l’imbarco diretto dei minerali. Sulla costa, il Pan di Zucchero, monumento naturale alto 132 metri, e la valle di Canal Grande, con pareti alte cento metri che sprofondano in un mare blu e verde smeraldo. Assaggi il tonno, i ravioli di patate e menta, i dolci di mandorle. Iglesias è una continua e sorprendente scoperta: tradizioni millenarie, territorio incontaminato, spiagge da sogno e antiche miniere, oggi musei.

Sardegna · Furtei
Furtei
Nel 1605, un ramoscello di palma consegnato dal barone Santjust sigillò la pace tra Furtei e il vicino villaggio di Nuraxi. Oggi, la domenica delle Palme, il sindaco ripete quel gesto: consegna la 'palma della passione' al parroco, che la porta in processione. Un rituale che tiene viva la memoria di una tregua secolare. Salendo sul colle tra Medio Campidano e Marmilla, trovi Furtei: mille e 600 abitanti, economia agricola, origini medioevali. A breve distanza, il villaggio di Nuraxi, quasi disabitato dal XVII secolo, conserva la chiesa campestre di San Biagio, risalente al XIII secolo. Nel territorio, i ruderi di ben cinque nuraghi testimoniano un passato ancora più remoto. Percorri le strade del centro, che si anima per i riti della Settimana santa e per le feste religiose che scandiscono l'anno. Un paese che non ha dimenticato da dove viene.

Sardegna · Monastir
Monastir
Sotto i monti Zara e Olladiri, due collinette vulcaniche che rompono la pianura del Campidano, Monastir tiene il nome appeso a un dubbio: viene dai *muristenes*, gli antichi alloggi per pellegrini, o dal catalano *monastero*? Fino a fine XX secolo, accanto alla parrocchiale di san Pietro apostolo, stava in piedi la *domu de is paras*, la casa dei frati. Percorri la ss 131, la principale arteria, e a venti chilometri da Cagliari trovi questo centro medioevale, quattromila e 500 abitanti, che vive di agricoltura: agrumi, pesche e patate coprono le campagne solcate dai rii Mannu e Flumineddu. Intorno, una miriade di testimonianze preistoriche e nuragiche punteggia il territorio. Un borgo di pianura che non si arrende alla pianura.

Sardegna · Samatzai
Samatzai
A trenta chilometri a nord di Cagliari, Samatzai sorge sulle pendici del Monte Titas, al margine orientale del Medio Campidano. È il punto di passaggio tra la piana del Campidano e le morbide colline della Trexenta. Il suo centro storico ha un impianto urbanistico trexentino: case a due piani, in stile fattoria, con ampi cortili, affacciate su strade che convergono verso la chiesa parrocchiale. Questa, dedicata a San Giovanni Battista, è del XV secolo. Al suo interno si trovano statue lignee di santi e una croce processionale in argento massiccio del XVI secolo. Nel territorio circostante si incontrano siti archeologici nuragici e prenuragici, come le necropoli di Corongiu e S'Acqua Salida. Samatzai ha 1.501 abitanti ed è anche un centro industriale: dalla fine del Novecento ospita uno dei più grandi impianti per calce e cemento d'Italia, che sfrutta le vicine cave di calcare.

Sardegna · San Vito
San Vito
Nel palazzo civico di San Vito, il museo La Via dell’Argento conserva le voci dei minatori che, agli inizi del XX secolo, lavoravano in oltre 1500 lungo il filone argentifero del Sarrabus-Gerrei. Due terzi di loro si infilavano ogni giorno nei cunicoli di monte Narba, una delle circa dieci miniere della ‘via dell’Argento’. Oggi entri in quelle stanze e trovi documenti, fotografie, oggetti di lavoro: la fatica di un’epoca fermata in vetrine e registrazioni. Fuori dal museo, il paese di poco meno di quattromila abitanti si distende su un territorio fertile, dove crescono agrumi d’eccellenza. Percorri le strade tra siti preistorici e archeologia industriale, osservi lo splendido antico costume sanvitese, ricordi che qui nel Medioevo si alternarono giudicati, Pisa e aragonesi. Poi, in pochi minuti, arrivi alle spiagge del Sarrabus. Un borgo che tiene insieme la durezza del minerale e la dolcezza degli agrumi, senza mai recitare una parte sola.
Sardegna · Siurgus Donigala
Siurgus Donigala
Fino al 1927 erano due paesi, Siurgus e Donigala, unificati da Vittorio Emanuele III. Oggi il Comune di duemila abitanti della Trexenta si specchia nel lago Mulargia: qui sali sul battello in stile Mississipi o percorri la sponda col Trenino Verde. Il territorio montuoso è ricoperto da macchia mediterranea e querce da sughero; nella foresta di s’Abioi trovi lecci millenari. A Genna de Cresia ammiri un monumentale olivastro. Percorri i resti di villaggi e necropoli che vanno da età repubblicana all’alto impero: qui passava la strada che collegava Karalis a Biora e al Sarrabus. L’eredità più celebre è un vasetto votivo di bronzo con dedica a Esculapio. Un paese dalla lunga e singolare vicenda, attorniato da natura aspra e suggestiva.

Sardegna · Villamar
Villamar
Nel XIII secolo Mara Arbarei sorgeva tra riu Mannu e riu Cani, due fiumi che resero fertili queste terre della bassa Marmilla. Oggi Villamar, meno di tremila abitanti, conserva tracce di quell’età dell’oro medievale: percorri il quartiere maiorchino, eredità dei mercanti delle Baleari che nel Cinquecento colonizzarono il paese, e nella ex biblioteca trovi la mostra *Sulla via del grano*, che racconta quel passato ispanico. Entra nella necropoli punica, dentro l’abitato: tombe a camera e a fossa riportate alla luce, alcune con pitture parietali e motivi geometrici, con i loro corredi funerari. Osserva i murales firmati da esuli cileni, accanto alle espressioni artistiche locali. A fine agosto, la mostra dell’artigianato e della scultura. Un borgo che incrocia rotte, culture e secoli senza mai smettere di scavare.

Sardegna · Vallermosa
Vallermosa
A 45 chilometri da Cagliari, tra Iglesiente e Campidano, una valle fertile chiusa da due corsi d’acqua ai piedi del monte Cuccurdoni Mannu tiene duemila persone. Il nome arriva dallo spagnolo *hermosa*: valle bella, fertile, ridente. Entri nei rioni storici — Prazz’e cresia, Cruxi santa, Cabina, s’Ecca manna — e vedi case campidanesi in mattoni d’argilla con portoni artistici. Al centro, la parrocchiale di san Lucifero, costruita tra Seicento e Settecento. In campagna, il santuario di santa Maria sorge accanto a terme romane del III-IV secolo d.C. Il 20 maggio si festeggia il patrono; tra il 7 e il 9 settembre, processione dalla parrocchiale alla chiesa campestre e fiaccolata scenografica al ritorno. Escursionisti percorrono uno scenario tra i più verdi d’Europa, ai margini del massiccio del monte Linas e del parco di Gutturu Mannu. Abitata sin da età nuragica, la valle non ha mai smesso di essere fertile.

Sardegna · Decimoputzu
Decimoputzu
Nel Medioevo il toponimo era Decimopozzo o Decimo Pupussi, e il territorio apparteneva alla curatoria di Gippi del giudicato di Cagliari. Oggi Decimoputzu, 4500 abitanti nel sud Sardegna, è un paese che si svela percorrendo le sue due chiese principali: la parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie e quella di San Giorgio. In campagna, trovi San Basilio. Entri in un centro agricolo del Campidano, attraversato dal Rio Mannu, dove le serre e i vasti campi di carciofi raccontano una fertilità antica. Ma sotto questa terra, a pochi chilometri da Cagliari, giacciono testimonianze preistoriche prenuragiche e nuragiche di importanza capitale. Un paese che non ostenta la sua storia: la tiene sotto i carciofi.

Sardegna · Donori
Donori
A trenta chilometri da Cagliari, sul pendio del monte Zurru tra due corsi d’acqua, Donori non è il solito borgo sardo. Poco più di duemila abitanti, un tempo centro minerario (lo attestano i resti dell’ex miniera Monteponi), oggi vive di cereali, oliveti e vigneti di cannonau e bovale, con una produzione casearia che si fa notare. Entri nel centro storico e trovi l’ex monte granatico, ora spazio per mostre: la tradizione agropastorale è ancora lì, in pietra. Poi sali verso i nuraghi sa Domu e s’Orcu mannu e Guntuxius, che dicono che qui si stava già nell’età del Bronzo. Resti di necropoli e di una villa romana confermano il passaggio. Il villaggio di Donori fu fondato nel Medioevo, sotto il giudicato di Cagliari, abbandonato nel XV secolo e ripopolato dal 1619. Un paese che non recita la parte del borgo perfetto: la sua storia è fatta di interruzioni e riprese.
Trova i Borghi più adatti a te
6 domande e ti mostriamo i luoghi perfetti per il tuo stile di viaggio.
Inizia il Quizarrow_forward