Nostra Signora di Talia
“Ogni anno, a Natale, nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia si compie un gesto che in Sardegna non ha eguali e...”
L'Anima del Posto
Ogni anno, a Natale, nella chiesa romanica di Nostra Signora di Talia si compie un gesto che in Sardegna non ha eguali e in Italia conta pochissimi replicanti: l’esposizione di un’opera unica, legata a una tradizione artigianale che il visitatore scopre solo varcando la soglia. La chiesa sorge nella parte est di Olmedo, affacciata sull’omonima piazza, e la sua intitolazione deriverebbe dalla statua della Madonna d’Italia, rinvenuta durante il XVIII secolo tra le rovine del villaggio scomparso di Talia. Entrando, si percorre una pianta trinavata: le navate laterali sono voltate a botte a sesto rialzato, quella mediana ha copertura lignea. Lo spazio, molto ristretto, è scandito da arcate su colonne che arrivano fino al presbiterio rialzato, preceduto da due pilastri a pianta quadrata. I capitelli cubici ad angoli smussati reggono le arcate. La facciata è essenziale: un portale architravato con arco di scarico a tutto sesto, una serie di archetti lungo le testate e gli spioventi, un’apertura cruciforme e conci con alloggi per bacini ceramici. Le murature inferiori sono in cantonetti poco lavorati, quelle superiori in conci perfettamente squadrati, forse frutto di una ricostruzione in antico. I materiali – calcare, tufo rossastro e trachite basaltica – e le caratteristiche costruttive fanno ipotizzare maestranze tosco-lombarde nei primi decenni del XII secolo. A breve distanza, il territorio calcareo e vulcanico della Nurra offre imponenti testimonianze prenuragiche e nuragiche, come la necropoli di Monte Siseri e il complesso di Santa Caterina. Qui il romanico non è un’idea: è pietra, misura e silenzio.


