
Santa Maria Iscalas
“A sei chilometri da Cossoine, su un altopiano ai piedi del monte sa Costanza, una croce bianca di conci calcarei spunta ...”
L'Anima del Posto
A sei chilometri da Cossoine, su un altopiano ai piedi del monte sa Costanza, una croce bianca di conci calcarei spunta tra prati e rocce. La chiesa di Santa Maria Iscalas – il nome allude alla fatica del sentiero, paragonato a una scala – è un enigma di pietra: gli studiosi oscillano tra il VI e l’XI secolo, tra monaci camaldolesi e fasi costruttive altomedievali. Percorri gli otto chilometri di strada asfaltata dalla SS 292 bis, e sali fino ai 600 metri d’altitudine. Entri in una pianta a croce libera, con bracci di 9 metri ciascuno, muri rettilinei e un’abside orientale con finestrella a croce. All’incrocio, un tiburio coperto da tetto piramidale cela una cupola emisferica che, a differenza di quasi tutte le altre chiese cruciformi sarde, non emerge all’esterno: la vedi solo dall’interno, raccordata al quadrato di imposta tramite pennacchi angolari. Tocchi i conci di grande pezzatura, bianchi o viranti all’azzurro, incastrati agli angoli con funzione statica, mentre gli specchi murari sono conci appena sbozzati, posati a secco. Osserva i lacerti di dipinti murali medievali, tra cui il Battesimo di Cristo. Intorno, il paesaggio è segnato da necropoli ipogeiche del Neolitico recente – spicca quella di Furrighesos – e dai resti dell’insediamento nuragico in località Santu Pedru, abitato anche in epoca romana e tardoantica. Raffaello Delogu la studiò dalla metà del Novecento, ascrivendola alla piena età bizantina; Maria Chiara Satta propose un anticipo alla prima età bizantina. Un gioiello bianco che non rivela la sua età, ma la custodisce nei conci e nei volumi nitidi.


