
Sant'Efisio martire
“Il 1° maggio, da questa chiesa incastrata tra le stradine di Stampace, parte una delle celebrazioni religiose più antich...”
L'Anima del Posto
Il 1° maggio, da questa chiesa incastrata tra le stradine di Stampace, parte una delle celebrazioni religiose più antiche d’Italia. L’edificio duecentesco sorge sopra una grotta nella roccia calcarea profonda nove metri: la tradizione la indica come il carcere dove Efisio fu rinchiuso prima del martirio a Nora (303 d.C.). Entri e percorri l’unica navata coperta da volta a botte, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classicheggiante. Le finestre quadrate all’imposta della volta e quelle del tamburo ottagonale della cupola, sopra il presbiterio rialzato, filtrano la luce. L’oratorio, consacrato nel 1726, fu forse progettato dall’architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, allora impegnato nella ristrutturazione dell’ex Collegio Gesuitico di Santa Croce. La facciata semplice, con tre ordini di lesene ioniche, ha un portale sormontato da timpano curvilineo e un terminale “a cappello di carabiniere”, arricchito da volute settecentesche di gusto piemontese. Il campanile a canna quadrata risale al rifacimento cinquecentesco, quando la chiesa fu affidata alla neonata Confraternita di Sant’Efisio. I lavori che le diedero l’aspetto attuale si conclusero nel 1782. Qui la devozione popolare ha un luogo fisico, scavato nella roccia, da cui ogni anno parte il cocchio del santo per la festa più sentita della Sardegna.


