
Tresnuraghes
“Il nome tradisce l’ossessione: Tresnuraghes, “tre nuraghi”. Oggi ne resta uno solo, e di quello appena poche tracce. Gli...”
L'Anima del Posto
Il nome tradisce l’ossessione: Tresnuraghes, “tre nuraghi”. Oggi ne resta uno solo, e di quello appena poche tracce. Gli altri due sono scomparsi. Ma il territorio, tra l’altipiano della Planargia e le colline del Montiferru, è ancora un catalogo a cielo aperto di archeologia: i nuraghi Martine, Nani e Tepporo, una tomba di Giganti, e lungo la strada per la chiesetta campestre di San Marco, a tre chilometri dal paese, affiorano domus de Janas e un dolmen del Neolitico. A pochi passi dal mare azzurro della costa centro-occidentale, questo borgo di circa milleduecento abitanti è anche stazione di sosta del Trenino Verde. Entra nel centro storico: le antiche chiese, le viuzze, l’aria ferma della Planargia. Poi percorri quei tre chilometri fino al santuario. Lì, su Ju Malmuradu, il “giogo pietrificato”, la leggenda ha fermato un contadino che non aveva smesso di lavorare durante la processione del santo. Ogni 25 aprile il pellegrinaggio porta pane benedetto, carne, vino e tabacco. Tresnuraghes non promette nulla: mostra le sue pietre, i suoi miti, il suo mare di sabbia rosa.



