Chiesa / Abbazia

118 luoghi di chiesa / abbazia in Italia, selezionati fuori dai circuiti turistici.

118 luoghiSardegna (118)

I Migliori Chiesa / Abbazia in Italia

San Michele - Alghero

Sardegna · Alghero

San Michele - Alghero

Nel 1675, l’architetto Domenico Spontorno – lo stesso che firmò la cattedrale di Ales e la ricostruzione di quella di Cagliari – consegnò ad Alghero uno degli esempi più significativi di barocco sardo. La chiesa di San Michele, attestata dal 1364 e cattedrale pro tempore tra il 1503 e il 1593, venne rifatta nel Seicento: iniziata nel 1612, passò ai gesuiti per volere del vescovo Bacallar, che vi insediò anche il collegio. Entra da piazza Sulis, imbocca via Carlo Alberto e dopo un centinaio di metri, all’incrocio con piazza Ginnasio, la trovi sulla destra. Alzando lo sguardo, vedi la cupola rivestita di mattonelle policrome: è l’immagine più nota della città sardo-catalana. All’interno, un dipinto sull’altare e una statua nella cappella raffigurano San Michele nell’atto di vincere Satana; una terza opera è esposta al Museo Diocesano di arte sacra. Il patrono di Alghero è qui di casa.

Nostra Signora del Regno

Sardegna · Ardara

Nostra Signora del Regno

La trachite ‘ferrigna’ la tinge di un nerissimo che macchia il verde del monte: è la basilica di Nostra Signora del Regno, all’ingresso di Ardara, borgo del Logudoro sulle pendici del Montesanto. Vicino ai ruderi di un palazzo reale coevo, un tempo sede dei giudici di Torres, che qui prestavano giuramento e furono sepolti. Da un alto poggio domina la pianura. In origine era solo una cappella: nella seconda metà dell’XI secolo il giudice Comita (o forse sua sorella) la fece ampliare. Maestranze pisane portarono a termine i lavori nel 1107, come attesta l’epigrafe di consacrazione sull’altare. Entri e il contrasto ti colpisce: il nero della pietra basaltica contro l’oro della pala cinquecentesca. Un monumento tra i più importanti del romanico sardo, essenziale e imponente. Unico in Sardegna per posizione, maestosità e materia.

Santissima Trinità di Saccargia

Sardegna · Codrongianos

Santissima Trinità di Saccargia

Il campanile scuro della basilica della Santissima Trinità di Saccargia svetta su una verde vallata: lo scorgerai da lontano, prima ancora di lasciare la statale 131 per immetterti sulla Sassari-Olbia. Dopo un chilometro, superato un leggero pendio, ti appariranno portico e facciata. La chiesa sorge su uno sperone roccioso e domina la piana di Saccargia, nel territorio di Codrongianos. Per arrivare, da via Cagliari procedi verso via XXIV Maggio, percorri via Sassari, svolta a destra su via Saccargia, poi a sinistra fino ad avvistare l'alto campanile che svetta sulla campagna. Il sito è indicato da cartellonistica. La sua veste bicroma e la perfezione altera la accostano a coeve chiese umbro-toscane. È il monumento romanico più conosciuto della Sardegna, ancora avvolto nella leggenda della sua fondazione. Maestosità altera e suggestiva bicromia.

Basilica di Santa Croce

Sardegna · Cagliari

Basilica di Santa Croce

Nel 2007, dopo decenni di restauri, la basilica di Santa Croce ha riaperto al culto. Prima sinagoga, poi chiesa: vicende millenarie hanno stratificato la sua architettura nel cuore del Castello, fulcro di Cagliari tra XIII e XIX secolo. Entri nel quartiere medievale dal bastione Saint Remy, attraversi la torre dell’Elefante, percorri il bastione Santa Croce verso il Ghetto degli Ebrei. A un tratto, una piazzetta racchiusa tra le case dell’ex quartiere ebraico, preceduta da pochi scalini: qui si affaccia il prospetto monumentale. Non puoi indietreggiare che di pochi passi nel sagrato, e la facciata slanciata sfugge all’obiettivo. Dentro, la navata unica voltata a botte è decorata a finti cassettoni da Ludovico Crespi: la maestosità cresce. Un tempio simbolo dell’integrazione religiosa e socio-culturale, che ha segnato l’evoluzione del quartiere più antico della città.

Santa Maria di Betlem

Sardegna · Sassari

Santa Maria di Betlem

La chiesa più antica di Sassari, Santa Maria di Betlem, ti accoglie in piazza Santa Maria di Betlem. Dedicata alla Vergine Assunta, mescola romanico, gotico, barocco, rococò e neoclassico, dal XII al XIX secolo. Nel chiostro pavimentato, la fontana cinquecentesca del Brigliadore zampilla acqua. Da qui parte la Discesa dei Candelieri del 14 agosto, quando sette gremi portano ceri di legno in processione. Un tempo fuori dalle mura, oggi è cuore della città.

Nostra Signora di Tergu

Sardegna · Tergu

Nostra Signora di Tergu

Arrivi a Tergu, 611 anime nell'Anglona sarda, e la prima cosa che vedi è il bianco e il rosso-violaceo della pietra. Nostra Signora di Tergu è una basilica romanico-pisana, ma con inserti gotici e barocchi: le decorazioni bicromatiche in trachite e calcare la rendono inconfondibile. Fu abbazia benedettina, ampliata dopo la costruzione iniziale; accanto restano i ruderi del monastero. Qui, prima di Pasqua, parte la processione del Lunissanti: undici chilometri a piedi, dall'alba di Castelsardo al ritorno notturno con le fiaccole.

San Pietro extra muros - Bosa

Sardegna · Bosa

San Pietro extra muros - Bosa

La trachite rossa di San Pietro extra muros è più vecchia di mezzo secolo rispetto al castello dei Malaspina che le sta di fronte, sull’altro lato del Temo. Percorri quel chilometro lungo il fiume, dalle case colorate di Bosa fino alla località Calamedia, dove sorgeva il nucleo originario della città, abitato sino a tutto il Cinquecento. Entri nella chiesa romanica più antica dell’Isola, un tempo cattedrale, e capisci perché la chiamano extra muros: era fuori dalle mura del castello. Attorno, Bosa vetus scomparve quando la popolazione si trasferì sulle pendici del colle, nel rione sa Costa. Una migrazione durata due secoli. Oggi le pareti di trachite rossa si ergono solitarie vicino alla riva, mentre sull’altra sponda, dentro il castello, trovi Nostra Signora di Regnos Altos. Un edificio che ha visto nascere e morire un’intera città.

San Giovanni di Sinis

Sardegna · Cabras

San Giovanni di Sinis

Sulla penisola del Sinis, a pochi passi dai resti dell’antica Tharros, una chiesa paleocristiana sorge su un cimitero dalle origini pagane: la prima costruzione risale al periodo bizantino, a metà del VI secolo, e i tratti del sottosuolo sono di necropoli punica e poi cristiana. Entri in un edificio orientato al sole dell’alba, con pianta rettangolare e abside sporgente, i cui blocchi in spoglio di arenaria rievocano le mura di Tharros, dapprima colonia fenicio-punica, poi romana. Attorno, le caratteristiche casette in legno e giunco dei pescatori sopravvivono a pochi passi dagli scavi archeologici. Percorri la Strada Provinciale 6 fino al mare, dove la chiesetta campestre è affiancata da una splendida spiaggia. L’aurea di austera sacralità che trasmetteva un tempo ai devoti riecheggia ancora nella figura di san Giovanni Battista, cui è dedicata.

Eremo di San Trano

Sardegna · Luogosanto

Eremo di San Trano

Nel 1227, quando i corpi dei santi Trano e Nicolò vennero recuperati dagli anfratti granitici dove si erano ritirati tra IV e V secolo, nessuno immaginava che sopra quell’imponente masso sarebbe sorta una chiesa. Oggi, a meno di mezz’ora dalle coste nord-orientali della Sardegna, l’Eremo di San Trano si staglia su un alto pianoro granitico, dominando le bocche di Bonifacio fino alla Corsica nelle giornate limpide. Percorri la SS 133 da Tempio Pausania verso Palau: al km 22 trovi il bivio per Luogosanto, poi la deviazione per Arzachena. Entri in un’aula unica, estremamente semplice, in granito intonacato internamente, con copertura a capriate lignee. Nell’ambiente ristretto spicca una piccola grotta – quella dove i due anacoreti trovavano riparo – e sotto di essa un altare ricavato in un blocco di pietra. Gigantesche rocce modellate dal vento circondano il santuario, isolato tra macchia mediterranea e graniti, lontano dall’animazione frenetica delle coste. Qui, da sempre, pellegrini cercano intense esperienze di spiritualità. Un luogo di quiete e silenzio, dove la semplicità francescana si fonde con la millenaria storia di due santi eremiti.

Chiesa di San Nicola di Trullas

Sardegna · Semestene

Chiesa di San Nicola di Trullas

Prima del 1113, la famiglia degli Athen volle una chiesa sui resti di una villa romana, nell’altopiano di Campeda. Oggi, a due chilometri e mezzo da Semestene, San Nicola di Trullas si mostra come uno degli edifici romanici più antichi e interessanti dell’Isola. Entri nell’aula mononavata: due campate quadrate voltate a crociera, separate da un sottarco su lesene. Alzi lo sguardo e trovi gli affreschi dei primi decenni del XIII secolo, che decorano l’interno. Sulla facciata, una cornice orizzontale divide il portale architravato con arco di scarico a sesto rialzato da una falsa loggia di archetti su colonnine, ognuna con peduccio inciso. Tra un archetto e l’altro, conci con alloggi per bacini ceramici. Lungo i fianchi e l’abside, archetti corrono scanditi da lesene; due monofore per lato, con strombo liscio o gradonato come quelle dell’abside. Fuori, la campagna fertile del Meilogu ha restituito testimonianze archeologiche dall’età preistorica. Il Condaghe di San Nicola di Trullas (XII-XIII secolo) ne tramanda l’amministrazione camaldolese. Qui il romanico sardo non si racconta: si misura in conci, affreschi e archetti.

Nostra Signora de sos Regnos Altos

Sardegna · Bosa

Nostra Signora de sos Regnos Altos

Nel 1112, secondo la tradizione, la famiglia Malaspina – nobili toscani trapiantati nell’isola alla metà dell’XI secolo – costruì il castello di Serravalle a 81 metri sul livello del mare. Dentro le sue mura, a Bosa, sorge la chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos, cappella palatina che di recente ha rivelato il prezioso segreto custodito tra le pareti. Percorri la 129 bis per 29 km dal bivio di Macomer, poi sali verso la fortezza che domina il centro storico. Entri in un edificio misterioso e unico nell’Isola, dove la spiritualità del Medioevo si fa concreta: osservi gli affreschi emersi, tocchi la pietra delle mura che lo circondano, respiri l’aria ferma di un luogo sacro e fortificato. Il fiume Temo scorre laggiù, mentre il borgo si inerpica sul pendio del colle. Qui la fede e il potere si stringono in un abbraccio di pietra.

Sant'Ignazio di Loyola

Sardegna · Oliena

Sant'Ignazio di Loyola

La doppia scalinata che sale alla facciata è il primo indizio: qui non si entra in una chiesa qualunque, ma nel cuore di un progetto gesuitico durato più di un secolo. I lavori per Sant’Ignazio di Loyola e l’annesso collegio iniziarono nel 1644 e terminarono nel 1758, sotto la direzione del capomastro ligure Domenico Spotorno. Il risultato è un assetto fondamentalmente settecentesco, con una facciata tripartita da lesene e cornici, conclusa da un timpano curvilineo, e un campanile a canna quadrata sormontato da una cupoletta che richiama stilemi d’Oltralpe. Entri e la navata unica si apre con tre cappelle per lato, separate da pilastri che reggono un cornicione aggettante, imposta della volta a botte. È il cosiddetto “modonostro” gesuitico, normativa secentesca che regola numero e disposizione delle cappelle. Il matroneo-cantoria si affaccia sul presbiterio sopraelevato, a sottolineare il collegamento con la casa del Collegio. Gli altari, schiacciati contro le pareti di fondo, sono in stucco chiaro su disegni di schema manieristico. Nell’altare neoclassico, la statua di Sant’Ignazio segue un modello iconografico molto diffuso nel Seicento nell’isola. Nelle nicchie, statue lignee databili dal XVII al XVIII secolo: il San Michele Arcangelo dello scultore Monserrato Carena, e il San Francesco Saverio, compatrono del paese, proveniente dalla Campania e databile alla seconda metà del XVII secolo. Nel convento annesso, il recente restauro ha riportato alla luce tempere murali, alcune lasciate incompiute, probabilmente per l’improvvisa partenza dei Gesuiti. Nell’antico refettorio oggi è ospitata una pinacoteca con tele del Seicento e manufatti seicenteschi dell’artigianato locale. Nell’ex-collegio si conservano il retablo di San Cristoforo, ascritto al maestro di Oliena e datato al secondo quarto del XVI secolo, e una galleria di statue lignee di notevole importanza, come il Cristo de s’iscravamentu, datato tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, opera forse di scultore catalano. Un edificio che non si limita a custodire fede: conserva la memoria materiale di un’epoca spagnola e gesuita che ha lasciato a Oliena un’eredità culturale profonda.

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