
Miniera di Su Suergiu
“Nel 1882, quando la fonderia venne realizzata, nessuno immaginava che quel forno rotativo, oggi arrugginito su un piazza...”
L'Anima del Posto
Nel 1882, quando la fonderia venne realizzata, nessuno immaginava che quel forno rotativo, oggi arrugginito su un piazzale, avrebbe prodotto il 90 per cento dell’antimonio nazionale durante i conflitti mondiali. Attiva dal 1880 circa al 1987, la miniera di Su Suergiu – nome che deriva dalle querce da sughero (suergiu) – è stata il più importante sito estrattivo di antimonio in Italia e motore economico del Gerrei, nella Sardegna sud-orientale. Percorri il viale di pini che conduce all’insediamento sotto l’altopiano, poco lontano da Villasalto. Entri nella palazzina della direzione, situata in posizione preminente: si sviluppa su due piani attraversati da paraste e conclusi con un cornicione rifinito da un parapetto. Nell’ingresso, un pronao con aperture ad arco e colonne corinzie regge un balcone. L’aspetto più originale è la decorazione in cemento, riconducibile ai primi decenni del Novecento: di ispirazione floreale, alterna foglie, festoni e ovoli con pale e picconi, strumenti del faticoso lavoro in miniera. Affiancano la palazzina gli alloggi per i dirigenti, la mensa e il laboratorio chimico. La fonderia, realizzata nel 1882, si sviluppa in orizzontale con grossi contrafforti che reggono le strutture interne, illuminate da ampie aperture. Il metallo trattato qui era esportato in tutto il mondo, destinato all’industria bellica, farmaceutica e cosmetica. L’andamento della miniera è sempre stato condizionato dai conflitti: la Grande Guerra assorbì completamente la produzione, la campagna d’Etiopia le diede nuovo impulso, la seconda guerra mondiale produsse profitti ma ne congelò lo sviluppo. Nel dopoguerra arrivò l’inesorabile crisi, con un ultimo sussulto negli anni Sessanta, poi il definitivo declino. Oggi la miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO. Un pezzo pregiato di archeologia industriale, dove il ruscello scorre sotto l’altopiano dalle forme sinuose e dai pendii scoscesi, immerso nell’aspro contesto roccioso del Gerrei.



