Necropoli di Mandra Antine
“Nel XIV secolo, un bambino di nome Antine – diminutivo logudorese di Costantino – scoprì una cavità dipinta mentre la su...”
L'Anima del Posto
Nel XIV secolo, un bambino di nome Antine – diminutivo logudorese di Costantino – scoprì una cavità dipinta mentre la sua famiglia cercava scampo dalla peste. La leggenda lo vuole morto con gli occhi sbarrati, ancora intento ad ammirare le pitture. Oggi, la necropoli di Mandra Antine – “il rifugio di Antine” – conserva quel prodigio: decorazioni policrome integre, un fenomeno rarissimo in tutto il bacino del Mediterraneo preistorico. Percorri 2,5 km da Thiesi verso Ittiri, poi svolta a sinistra per Romana. Dopo 5,4 km, una strada a fondo naturale segnalata da un cartello turistico ti porta, in 1,5 km, alla tomba. Scavata su un costone trachitico del Meilogu, la necropoli conta quattro sepolture a domus de Janas. Entri in una di esse e vedi ciò che Antine vide: pareti coloratissime, un enigma che pochi siti neolitici possono eguagliare. È una delle massime testimonianze della capacità figurativa delle genti protosarde. Qui il mito delle Janas si incarna nella roccia dipinta, e la leggenda diventa fatto.


