Necropoli di Sant'Andrea Priu
“Nel 2025, diciassette necropoli prenuragiche sarde sono entrate nel Patrimonio Unesco. Sant’Andrea Priu c’era, con le su...”
L'Anima del Posto
Nel 2025, diciassette necropoli prenuragiche sarde sono entrate nel Patrimonio Unesco. Sant’Andrea Priu c’era, con le sue venti *domus de janas* scavate in un affioramento trachitico alto dieci metri e lungo centottanta, a meno di dieci chilometri da Bonorva. Non è solo una delle più estese dell’isola: una delle sue tombe, con diciotto camere disposte a labirinto attorno a due vani principali, è tra le sepolture ipogeiche più vaste del Mediterraneo. Entri nella “Tomba del Capo” e l’atrio rettangolare ti introduce in un’anticella semicircolare del diametro di oltre sette metri: il soffitto riproduce i travetti radiali di un tetto semiconico. Oltre il portello sormontato da un falso architrave a rilievo marcato, due celle rettangolari si susseguono sullo stesso asse – la seconda è larga otto metri per otto e sessanta – con colonne rastremate verso l’alto e, sulla parete sinistra, la riproduzione di una falsa porta. Dalle pareti si aprono portelli di celle secondarie con nicchie e banconi. A pochi passi, la “Tomba a capanna circolare” conserva un primo vano rettangolare con tre fossette per offerte sul pavimento, poi la cella principale del diametro di tre metri, alta due e trenta, con quindici fossette e un soffitto a cono che replica un tetto con travetti radiali. La “Tomba a camera” – l’ingresso monumentale con scalinata larga due metri è crollato – riproduce un’abitazione rettangolare: un padiglione d’ingresso con tre fossette, poi l’ambiente maggiore con due pilastri e un soffitto a doppio spiovente con trave centrale e travetti laterali. Sul pavimento di una tomba minore, un focolare con anello circolare in rilievo e fossetta centrale. In età medievale la “Tomba del Capo” divenne luogo di culto: sulle pareti delle due camere più interne compaiono affreschi di soggetto cristiano. La necropoli venne riutilizzata per un lungo arco di tempo. Qui il Neolitico finale – Cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C. – ha scolpito nella roccia la casa dei morti, e qualcuno, secoli dopo, ci ha messo sopra i santi.


