
Palazzo Boyl
“Nel 1978 il Comune di Milis acquistò ciò che per secoli era stato il salotto buono della Sardegna centro-occidentale: un...”
L'Anima del Posto
Nel 1978 il Comune di Milis acquistò ciò che per secoli era stato il salotto buono della Sardegna centro-occidentale: un palazzo che aveva visto passare re, bibliotecari di Versailles e persino Gabriele D’Annunzio. Oggi quel rosso pompeiano della facciata, con le sue cornici bianche e i quattro busti marmorei delle stagioni sul belvedere, continua a dominare la piazza di fronte alla parrocchiale gotico-catalana di San Sebastiano. Entri dal grande portale centrale e subito ti accorgi che qui nulla è casuale. La galleria d’ingresso e la facciata neoclassica sono il frutto del lavoro di Vittorio Pilo Boyl, ingegnere militare, e di suo fratello Carlo, che negli ultimi decenni del Settecento rimodernarono e ampliarono la preesistente casa signorile trecentesca. Salendo le scale, osservi le finestre regolari su due piani, tutte sormontate da mensole aggettanti, mentre al piano terra le quattro lesene con capitelli ionici scandiscono verticalmente il corpo centrale leggermente avanzato. Sali al balcone in ferro battuto, poi alla terrazza belvedere: da lì i busti in marmo bianco – allegorie delle stagioni – sembrano ancora accogliere gli ospiti illustri che qui hanno soggiornato, da Grazia Deledda al Valery. Oggi il cortile ospita manifestazioni con centinaia di posti a sedere, le sale di rappresentanza al piano inferiore si alternano a spazi per convegni e musei al piano superiore. Ma il palazzo conserva tracce ancora più antiche: nacque come monastero, citato nel condaghe di santa Maria di Bonarcado, da dove partivano le coltivazioni dei primi agrumeti di Milis, impiantati dai Camaldolesi nel XIII secolo e distanti allora cento metri. Un palazzo che ha inglobato tre secoli di architettura e li ha trasformati in accoglienza.


