Putifigari
“A dieci chilometri da Putifigari, un affioramento di tufo rosa custodisce quattro domus de Janas databili tra 3200 e 260...”
L'Anima del Posto
A dieci chilometri da Putifigari, un affioramento di tufo rosa custodisce quattro domus de Janas databili tra 3200 e 2600 a.C. Tra queste, la domu de s’Incantu — “tomba dell’architettura dipinta” — è considerata una delle più spettacolari dell’Isola. Il visitatore percorre un lungo corridoio, supera un padiglione e una piccola anticella quadrangolare, poi si trova in un ampio vano rettangolare. Da qui, attraverso portelli, si aprono due cellette destinate ai defunti. Due pilastri “sostengono” il soffitto, scolpito a imitazione di un tetto ligneo a doppio spiovente che richiama le capanne. Gli stipiti terminano con basi a listello, un dettaglio inedito nell’architettura funeraria coeva. Su una parete, una falsa porta è sormontata da tre protomi taurine, simbolo del dio Toro della fertilità; molte decorazioni a rilievo sono sottolineate da pittura rossa. Sul pavimento, una coppella emisferica fungeva da focolare o contenitore di offerte. All’esterno, nell’affioramento roccioso, si contano varie coppelle e vaschette. Il borgo, poco più di 700 abitanti del Logudoro turritano, dista 15 chilometri da Alghero e 27 da Sassari. Nel centro, la settecentesca parrocchiale di Nostra Signora de s’Ena frisca — “dell’acqua fresca” — presenta una facciata con colonne di impronta classicista e un’aula mononavata voltata a botte. Il nome allude forse al ritrovamento, in una fonte vicina, della statua della patrona che campeggia sull’altare. Il simulacro è protagonista della festa di fine maggio, tra riti religiosi e spettacoli. Un mese dopo si celebra San Giovanni; a Natale spuntano presepi viventi tra capanne e muretti. Il carnevale offre balli, frittellata e favata. A luglio, il festival dell’organetto raduna suonatori da tutta l’Isola, e la sagra della pecora unisce allevatori e degustazioni. Ad agosto, la sagra del mirto presenta mostre etnografiche con ricostruzioni di ambienti domestici agropastorali. A novembre, la mostra micologica del Capo di Sopra attira appassionati di funghi e piante officinali. Distese di vigneti circondano il paese: da essi deriva un ottimo cannonau. Dai punti panoramici, la vista arriva fino al promontorio di Capo Caccia. Un’opera funeraria neolitica, capolavoro artistico dei protosardi, ha reso celebre questo borgo a due passi da Alghero.


