Montagna

18 luoghi di vette, rifugi, panorami alpini e appenniniche in Italia, selezionati fuori dai circuiti turistici.

18 luoghiSardegna (18)

I Migliori Montagna in Italia

Monte Corrasi

Sardegna · Oliena

Monte Corrasi

A 1463 metri, la cresta del Monte Corrasi regala un panorama a 360 gradi che abbraccia Nuoro, Orgosolo, Dorgali, la costa di Cala Gonone e il Gennargentu. È la cima più alta del Supramonte, un massiccio calcareo-dolomitico che si erge nel territorio di Oliena, nella Sardegna centro-orientale. Lo scalatore che affronta gli impegnativi sentieri vede cambiare il paesaggio: pareti a strapiombo e candide guglie in vetta, aspre e spoglie; lecci nella fascia mediana; olivi, viti e mandorli a valle. Sembra arido e desolato, ma ospita 650 specie botaniche, di cui circa 60 endemiche: un dato che ha spinto la società botanica italiana a inserirlo nel censimento dei biotopi di rilevante interesse. Tra i torrioni e le grotte dimorano aquila reale, poiana, falco della regina, falco pellegrino, e si muove libero il muflone. Meta ambita di esperti trekking, è un luogo dall’atmosfera dolomitica, aspro e affascinante.

Perda 'e Liana

Sardegna · Gairo

Perda 'e Liana

Dichiarato monumento naturale nel 1993, questo torrione di 1293 metri è il più alto fra i tacchi ogliastrini: un dito di roccia che spunta dalla terra, avvistabile a grande distanza. Un tempo, forse, luogo di raduno nuragico; poi, nelle leggende popolari, ingresso degli Inferi. Percorri la strada che da Seui porta verso Ussassai, imbocchi la deviazione per l’altopiano del Monte Tonneri e, dopo circa 9 chilometri, arrivi alla base. Qui osservi il maggiore testimone dell’erosione calcarea, durata decine di milioni di anni, che ha isolato la torre e modellato la sua sella d’Arcu ‘e su Pirastu Trottu. Forse, in epoca remota, formava un’unica cresta con l’altopiano distante due chilometri. Tocchi la pietra che i sardi chiamano *taccu* o *tonneri*, propaggine settentrionale di un territorio selvaggio al confine con la Barbagia di Seulo. Simbolo dell’Ogliastra. Un monumento naturale che non promette nulla: è già tutto lì, da decine di milioni di anni.

Baunei

Sardegna · Baunei

Baunei

Nel 1015, un capraro scelse di arroccarsi su un rilievo roccioso a quasi 500 metri d’altezza per sfuggire agli arabi: nacque così Baunei, borgo che lo storico Vittorio Angius descrisse come “aggrappato con precipitosa pendenza sul costone calcareo di monte Santo”. Oggi, con i suoi tremila e 600 abitanti, il paese domina la vallata sottostante. Entra nella parrocchiale di san Nicola di Bari: l’impianto seicentesco, rimaneggiato nel XX secolo, conserva la sobrietà della pietra. Poi esci e percorri i sentieri del Supramonte di Baunei, patria dell’escursionismo, dove i tracciati scendono dalla montagna al mare. Se sei arrampicatore, affronta le pareti verticali del canalone che porta a Pedra Longa: un pinnacolo aguzzo, alto 128 metri, a strapiombo sull’acqua. Un borgo montano con alle spalle, oltre una muraglia calcarea, uno dei mari più strabilianti del mondo.

Fonni

Sardegna · Fonni

Fonni

Grazia Deledda, nel 1903, lo descrisse in *Cenere* come un villaggio di “case di scheggia” e “viottoli di pietra” che sfida venti e fulmini. Oggi Fonni, con i suoi quattromila abitanti, resta il paese più alto della Sardegna, arroccato a mille metri sulle pendici del Gennargentu. D’inverno lo riconosci dalle intense nevicate e dalle piste che dagli impianti di Spada e Bruncu Spina (oltre i 1800 metri) scendono tra le vette imbiancate. Nelle altre stagioni, percorri i sentieri di trekking tra boschi secolari e sorgenti, in riserve avifaunistiche dove si osservano specie rare. I colori cambiano: fiori di peonia, genziana, rosa canina e purpurea incorniciano le foreste. Entra nel borgo e cammina tra i viottoli di pietra, tra resti preistorici e archeologia nuragica. Assaggia i prodotti della tradizione gastronomica, legata a un territorio che è patria del pastore fonnese, razza richiesta per difesa di proprietà e greggi. Fonni è il centro più importante della Barbagia di Ollolai: una meta sciistica sarda per eccellenza, ma anche un luogo dove il silenzio delle montagne e la concretezza della pietra raccontano una storia che non ha bisogno di superlativi.

Monte Arcuentu

Sardegna · Arbus

Monte Arcuentu

Il nome Arkù, in sardo, ne racconta la forma: un arco di roccia che, visto da Piscinas e Scivu, emerge come un torrione dolomitico a ridosso del mare. Monte Arcuentu non è una montagna qualunque: percorre parallela per otto chilometri le spiagge della Costa Verde, e dalla sua cima l’orizzonte si perde sui monti Arci e Linas, dal golfo di Oristano alla vallata del Campidano, fino alle vette di Montiferru, Sette Fratelli e Gennargentu. Lasciata Arbus, undici chilometri più in là, si sale su Strada Provinciale 65 superando la miniera di Montevecchio – oggi museo di archeologia industriale all’aria aperta, un tempo riferimento economico della zona. Poi si prosegue a piedi, tra sentieri che si inerpicano su pendii verdi, in un silenzio rotto solo dal vento che arriva dal mare azzurro. Qui il trekking è immerso nella natura selvaggia, tra tracce di archeologia nuragica e pre-nuragica che punteggiano il versante. Una montagna che non si arrampica: si percorre, otto chilometri di crinale tra mare e pietra.

Monte Gonare

Sardegna · Orani, Sarule

Monte Gonare

Gonario II, giudice di Torres (1110-82), promise una chiesa alla Madonna se fosse scampato a una tempesta di ritorno dalla Terrasanta. Una cima illuminata lo salvò. La chiesetta che oggi sorge lassù, Nostra Signora di Gonare, è però più tarda: costruita attorno all’inizio del XVII secolo. Da quel giudice il monte prese il nome. Sali verso la vetta più alta del massiccio, quella che supera i mille metri e comprende tre coni: Gonareddu, Punta Lotzori e Gonare. Entri in uno dei santuari mariani più noti e frequentati della Sardegna. Da qui il panorama spazia dal golfo di Orosei a quello di Oristano. Percorri i sentieri di trekking fra profumi di macchia e secoli di devozione celebrati da vari artisti sardi. Respiri aria salubre, cammini su terra che tiene insieme Orani e Sarule. Per arrivare, da Sarule muoviti verso sudest, prendi la Strada Statale 128 Centrale Sarda, imbocca via San Bernardino, svolta a sinistra, poi leggermente a destra. La montagna è lì, a metà tra due territori, con tre cime e una leggenda che non si è mai spenta.

Gonnosfanadiga

Sardegna · Gonnosfanadiga

Gonnosfanadiga

Trecento milioni di anni fa, quando questa porzione di Sardegna emergeva come una delle terre più antiche d’Europa, il granito del Linas non era ancora rosa e grigio. Oggi Gonnosfanadiga, quasi settemila abitanti, si adagia ai piedi di quel massiccio, in un parco naturale che comprende il calcareo Marganai, l’altopiano di Oridda e la foresta di Montimannu. Percorri i sentieri a piedi, in mountain bike o a cavallo: tra lecci, sugherete e tassi, incontri il cervo sardo e l’aquila reale. Torrenti e cascate solcano le pareti scoscese. Il sottosuolo, ricco di giacimenti, fu sfruttato dall’Antichità fino agli anni Sessanta del XX secolo: entri nella miniera di molibdenite di Perd’e Pibera, oggi parco, e osservi le architetture industriali dismesse. Un territorio che non concede scorciatoie, solo cammini.

Monte Albo

Sardegna · Lula

Monte Albo

Nelle Baronìe, terra di mezzo tra Nuorese e Gallura, un bastione calcareo di circa venti chilometri si staglia con gole bianche e burroni profondi. Percorrendo la statale 131 da Nuoro a Olbia, la sua imponenza ti rapisce: pareti verticali, precipizi, una dorsale che domina il paesaggio e che per la conformazione si è meritata l’appellativo di ‘dolomite sarda’. Il massiccio, compreso principalmente nei territori di Lula e Siniscola, e in parte in quelli di Galtellì, Irgoli, Loculi e Lodè, offre grotte che furono rifugi. In quella di Bona Fraule, forse luogo di culto in tempi remoti, sono state trovate spade e pugnali di ferro. Le vette superano i mille metri: Punta Turuddò e Punta Catirina, gemelle, alte entrambe 1127 metri, si fronteggiano. Tra loro si cela l’inghiottitoio di sa Tumba 'e Nurai. Sulla seconda si apre la grotta di Janna Manna, lunga 200 metri. Da Lula, dirigiti a est da corso Antonio Gramsci lungo la Provinciale 3; da Siniscola, percorri la stessa strada. Qui, tra archeologia nuragica e pre-nuragica, trovi il tempio di Janna 'e Pruna e Su Notante. La fragranza della macchia mediterranea accompagna ogni passo.

Monte Limbara

Sardegna · Tempio Pausania

Monte Limbara

I romani lo chiamavano *limes Balares*: il confine tra la Gallura dei corsi e il Logudoro dei Balari. Oggi quel confine è un massiccio di granito che quattro Comuni – Tempio Pausania, Calangianus, Berchidda, Oschiri – si spartiscono. Percorri la Strada Statale 392 del lago Coghinas fino alla Provinciale 51, e sali. L’acqua e il vento, nei millenni, hanno scolpito i massi in forme sospese, quasi in bilico. D’inverno la neve li imbianca; nelle altre stagioni esplodono in tutte le tonalità del verde mediterraneo. Lassù trovi il Museo di arte ambientale “Organica” e il parco archeologico di Monti di Deu, con tracce nuragiche e pre-nuragiche. Un colosso di granito che non si arrende al tempo.

Ortobene

Sardegna · Nuoro

Ortobene

Grazia Deledda lo chiamò “il nostro cuore, l’anima nostra, il nostro carattere”. Il monte Ortobene, alle porte di Nuoro, si erge con aspetto imponente e forme curiose: punte e torrioni granitici che sembrano figure umane o animali, su un massiccio che sfiora i mille metri. I suoi 1600 ettari, abitati sin dalla preistoria, alternano alte rocce a dolci avvallamenti. Percorri sentieri segnati tra fitti boschi di querce leccio, roverelle, sughere e agrifogli; la macchia mediterranea esplode in cisti, corbezzoli, lavanda, lentischi e ginestre. Nei prati sbocciano orchidee, mentre il sottobosco vicino alle sorgenti si colora di ciclamini e felci. Qui trovi cinghiale, donnola, lepre, martora, volpe; in cielo, aquila reale, astore, falco pellegrino, poiana e sparviere. Un tempo c’erano anche cervo, muflone e avvoltoi. A 6 chilometri da Nuoro, nella Barbagia, il monte è l’anima della città.

Siniscola

Sardegna · Siniscola

Siniscola

Siniscola è il centro più popoloso delle Baronie, con dodicimila abitanti che la rendono la seconda città della provincia di Nuoro. Arroccata tra Gallura e Barbagie, fa da porta a un territorio di contrasti: 25 chilometri di costa, metà dei quali spiagge di sabbia fine e chiara, e alle spalle il Montalbo, chiamato 'dolomite sarda' per le sue rocce candide. Qui puoi camminare su sentieri di carbonai e pastori, tra lecci e macchia mediterranea, e incontrare mufloni, aquile reali e gracchi corallini. Lungo i percorsi si trovano siti archeologici nuragici e pre-nuragici, come il tempio di Janna 'e Pruna. In epoca romana era il Portus Lugudonis, una mansione sulla litoranea per Karalis. Oggi è base per trekking, passeggiate a cavallo, speleologia e free climbing.

Montiferru

Sardegna · Scano di Montiferro

Montiferru

A 1050 metri, sulla cima del Monte Urtigu, nelle giornate terse si scorgono l’isola dell’Asinara a nord e la Sella del Diavolo nel litorale di Cagliari. È il punto più alto del massiccio basaltico che si estende tra la costa e l’interno della Sardegna centro-occidentale: il più grande complesso vulcanico dell’Isola, frutto di colate laviche avvenute milioni di anni fa. Percorri i suoi cinque Comuni — Bonarcado, Cuglieri, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro e Seneghe — e vedi le pareti precipitare a picco sul mare, mentre i versanti digradano dolcemente verso gli altopiani dell’entroterra. Entra nei boschi, segui le sorgenti, ascolta le cascate. Tra basalto e verde, trovi castelli e tesori archeologici, una ricca fauna, paesi che custodiscono cultura e tradizioni. Da una colata lavica, un intero mondo.

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